La Respirazione Magnetica dell'Universo..

(1 Rev. by, "TheRaffa70B")
INIZIO 2 REVISIONE, IN DATA: 28/06/17
FINE 2 REVISIONE, IN DATA: 18/07/17
(by, "Emily R")
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Capitolo Undici

LA RESPIRAZIONE MAGNETICA dell'UNIVERSO
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Le aree dell’Universo volano mostrato nella Figura 2 (Capitolo Due) potrebbero essere velocemente condotte al cilindrico. Poi ogni territorio collegato del celeste e del terrestre potrebbe ondeggiare attraverso il potere dell’energia magnetica dell’area. L’ondulazione sarebbe verso e lontano dal Sole, e il Sole sarebbe in movimento nel suo percorso immutato lungo l’intera struttura dell’Universo. Il suo viaggio perpetuo lungo tale corso sarebbe quello della supervisione paterna per l’intero Universo.

Quindi il movimento giornaliero della Terra, in congiunzione col movimento similare di tutte le aree celesti, sarebbe verso e lontano dal percorso del Sole. Tale movimento spiegherebbe il giorno e la notte. Il continuo movimento del Sole lungo il corso dell’Universo sarebbe in una stagione del nostro anno terrestre, verso l’area terrestre; in un altro periodo dell’anno si muoverebbe  lontano dalle aree terrestri. Muoversi verso e lontano dal terrestre equivarrebbe al movimento del Sole nello stesso corso, ma più lento nei mesi estivi che nei mesi invernali. Ed entrambe le condizioni equivarrebbero al rimanere del Sole sempre nello stesso corso ma dispensando maggiore energia solare in una stagione dell’anno.

Le tre condizioni  spiegheranno adeguatamente le stagioni sperimentate e i giorni lunghi e corti del nostro anno terrestre. Le stesse condizioni potrebbero produrre gli stessi risultati per le altre aree dell’intero Universo. Anch’esse, sperimentano giorni lunghi e giorni corti, e stagioni; e i loro periodi di variazioni fra notte e giorno.

Questo movimento ondulatorio dell’area terrestre e di tutte le altre aree inseparabili dell’intero Universo, possono essere come il respiro individuale, o l’espansione e contrazione dei polmoni. Ci sono variazioni nella velocità, o intensità, del respiro individuale in condizioni normali. E altre volte c’è un respiro anormale che può essere drasticamente lento o veloce, dipende dalle condizioni individuali. Di conseguenza, si sviluppano costantemente velocità variabili di respirazione fra tutti gli individui della Terra tutte le volte.

Le aree dell’Universo esprimerebbero anche variazioni multiple nella velocità del loro movimento ondulatorio quotidiano verso e lontano dal corso del Sole nello spazio. E le variazioni nel movimento delle aree dell’intero sarebbero consistenti con l’unità continua dell’Universo intero.

Il respiro normale degli individui ha un range dai quattordici ai ventiquattro cicli ogni minuto, laddove in condizioni straordinarie, in particolare nelle malattie cardiache e respiratorie, può essere incrementato a cinquanta o scendere a otto. Perciò si può comprendere che esiste una variazione costante della velocità fra tutti gli individui terrestri che si muovono verso lo stesso posto, continuando a vivere. Ogni individuo del terrestre può essere considerato un’area distinta di umanità; e ogni individuo raggiunge l’obiettivo giornaliero o annuale con velocità di movimento  variabile.

Tutte le aree di territorio dell’Universo intero possono muoversi con velocità diverse in tempi diversi ed ognuna rimane una parte inseparabile dell’Universo collegato. L’espansione polmonare quotidiana dell’area terrestre, o il parziale movimento ondulatorio verso il corso del Sole, potrebbe essere approssimativamente della durata di dodici ore. L’espansione polmonare quotidiana terrestre potrebbe cominciare a mezzanotte circa e raggiungere l’espansione massima giornaliera a mezzogiorno circa.


Quell’espansione massima porterebbe il terrestre in una location nello spazio dove il Sole sarebbe apparentemente direttamente sopra la testa. Poi per le seguenti dodici ore ci sarebbe una contrazione del respiro della Terra, Completerebbe l’ondulazione quotidiana, e tornerebbe la Terra al suo punto più basso nello spazio ed il più remoto dal corso del Sole. Quello sarebbe approssimativamente il punto a mezzanotte.

Circa a metà della contrazione polmonare terrestre giornaliera, o movimento dal punto più alto del mezzogiorno nello spazio, l’oscurità comincerebbe ad avviluppare le aree terrestri. L’avvicinarsi dell’oscurità sarebbe sperimentata in alcuni punti terrestri un po’ prima delle 4 di mattina e in altri punti non più tardi delle 8 di sera. E risulterebbe  dall’incremento della distanza di tali punti terrestri dal corso del Sole nello spazio.

Poi, l’espansione del respiro terrestre del giorno seguente porterebbe in alcuni punti terrestri alle 6 di mattina la cosiddetta alba. La luce dell’alba incrementerebbe fino a che l’espansione del respiro raggiunge il suo picco alle 12:00. Il picco dell’espansione porterebbe il terrestre al suo punto più alto nello spazio, dove riceverebbe la maggiore energia solare. La luce diurna prevarrebbe per parte del periodo della contrazione polmonare terrestre come il terrestre si allontana dal punto più alto del Sole.

Si può vedere che ogni area del terrestre raggiunto il suo punto più alto nello spazio  retrocederebbe con la contrazione giornaliera. Ma un altro punto dell’intero terrestre prenderebbe il punto più alto liberato. Quindi, quando Boston, il Massachusetts, punti del terrestre si sono allontanati dal punto alto della sua area giornaliera di espansione del respiro, Hong Kong, Cina ed altre aree terrestri, starebbero per avvicinarsi al punto alto. Alcune aree del terrestre sperimenterebbero mezzogiorno mentre altri sperimenterebbero la totale oscurità. La stessa condizione si applicherebbe per tutte le aree celesti dell’intero Universo. Anch’essi, si starebbero espandendo e contraendo assieme a tutte le aree terrestri.

Quindi, come per le variazioni della respirazione del corpo individuale dell’uomo, l’espansione giornaliera e la contrazione di tutte le aree

del terrestre e del celeste corrisponderebbero. Naturalmente, la respirazione quotidiana delle aree dell’Universo sarebbe più lunga di quella della respirazione di un corpo umano.

      Anche se sempre con lo stesso rapporto come parti inseparabili dell’ ondulazione        universale quotidiana nello spazio, alcune aree terrestri e celesti si muoverebbero verso il       corso del Sole nello spazio a una velocità maggiore delle altre. Quella condizione        svilupperebbe variazioni nel tempo di arrivo nei punti alti e bassi dello spazio che rappresentano la completa espansione e la completa contrazione. La differenza nella velocità di movimento svilupperebbe a turno ore e minuti diversi per le varie aree terrestri       e celesti  per sperimentare il Sole come fosse apparentemente direttamente di fronte.    Svilupperebbe allo stesso modo per le aree terrestri e celesti dell’intero Universo,        variazioni nella mezzanotte. L’arrivo delle aree terrestri nel punto dello spazio più basso    più lontano dal corso del Sole non accadrebbe nello stesso momento.

Quindi si può comprendere che le ore dodici del mezzogiorno non si applicherebbero in tutte le aree terrestri. E senza tenere in considerazione quale movimento la Terra ed il Sole hanno prescritto. Molte aree terrestri e celesti sperimenterebbero di fatto il mezzogiorno in ore differenti e in diversi minuti delle ore. La teoria dell’isolamento del globo fa tolleranza per queste differenze di orario, ma il mezzogiorno è stato accettato nel terrestre come una materia di convenienza.

La seguente illustrazione a parole di un movimento comparabile da essere osservato a livello terrestre sembra pertinente e può aiutare alla visualizzazione dell’ondulazione universale giornaliera. Si può velocemente visualizzare una fragile imbarcazione che partecipa alla moto d’acqua a rotazione in un lago calmo o un fiume. La visualizzazione della stessa barca obbligata a partecipare nell’onda violenta e il movimento ansante di un corpo turbolento d’acqua aiuterà materialmente la comparazione mentale dei valori. Si deve capire che nel caso dell’acqua turbolenta l’arco della fragile barca può essere quasi verticale nello spazio mentre la poppa potrebbe essere sulla superficie dell’acqua. Se la barca fosse apparentemente in piedi sulla fine. Ed ogni altra area dell’intera barca, dalla poppa alla prua, occuperebbe una posizione diversa nello spazio pur mantenendo l’unione con la barca.

Il ritratto mentale delle aree di territorio terrestre e celeste che stanno facendo un’ondulazione unificata giornaliera sul mare più ampio dello spazio infinito, può essere allargato come segue. Aggiungete a questa singola barca un centinaio o un migliaio di barche simili. Avete la prua di una che raschia la poppa di una imbarcazione collegata lungo l’intera lunghezza della barca ondulante che comprende il tutto. Ogni barca, ed ogni parte di quella barca, raggiungerebbe il suo punto alto necessario, o posizione, nel relativo spazio dov’è prescritta l’ondulazione. Il punto più alto da conseguirsi nello spazio lontano dalla superficie dell’acqua non sarebbe e non avrebbe bisogno di essere lo stesso per tutte le parti di tutte le barche comprendenti l’intera ondulazione.

Ogni barca e le sue varie parti tornerebbe a volte in una posizione momentanea della chiglia, o vicina alla chiglia, nella superficie dell’acqua. Ed ogni cambiamento di velocità per l’ondulazione interesserebbe il tempo speso dalle varie parti dell’ondulazione al punto più basso della superficie d’acqua e il punto alto dello spazio. Il punto più alto da raggiungere nello spazio lontano dalla superficie dell’acqua corrisponderebbe al punto più alto da raggiungere da certe aree terrestri e celesti nella loro ondulazione giornaliera verso e lontano dal percorso dello spazio infinito che rappresenta il corso del Sole. E la posizione più bassa anche a ciglia, o vicino la chiglia, da raggiungere da tutte le parti della barca sarebbe simbolico del punto più basso di ondulazione giornaliera delle aree di territorio terrestre e celeste, verso e lontano dal corso del Sole.

Alcune parti delle combinate aree terrestri e celesti, o dell’intero Universo, raggiungerebbero, come le imbarcazioni ondulanti, il punto alto dello spazio simultaneamente. Ma tutte le parti dell’ondulazione giornaliera unificata terrestre e celeste non raggiungono mai il punto alto allo stesso tempo. Lo stesso vale per il completamento dell’ondulazione giornaliera che porta ogni area dell’Universo intero al punto più basso nello spazio lontano dal corso del Sole. Quel punto sarebbe la mezzanotte, ma in nessuna circostanza potrebbe essere le 24.00 di mezzanotte per tutte le aree del terrestre e celeste combinati allo stesso tempo.

Di conseguenza, tutti i movimenti fino al punto più alto, o corso del Sole, nello spazio infinito rappresenterebbe il percorso giornaliero da mezzanotte a mezzogiorno per le aree dei territori terrestri e celesti. La seconda fase dell’ondulazione giornaliera sarebbe lontana dal punto alto del percorso del Sole nello spazio verso il punto più basso. Quello sarebbe il movimento dal punto alto del mezzogiorno al punto basso della mezzanotte. Il tempo non avrebbe alcuna incidenza sulla situazione. Se il tempo di arrivo al punto alto e al punto basso variasse per le aree dell’ondulazione, l’arrivo al punto alto sarebbe mezzogiorno per ogni area, e l’arrivo al punto basso dello spazio sarebbe mezzanotte per quell’area.

Quanto sopra dimostra come si potrebbero sperimentare giorno e notte senza alcuna necessità di isolare la Terra e altre aree realistiche di territori dell’Universo. L’Universo può sopravvivere come una unità, ed ogni area di terra e cielo dell’Universo intero può prescrivere il movimento giornaliero lontano e verso il Sole.

In una considerazione delle stagioni, si mostra che il Sole nel suo corso annuale sarebbe direttamente oltre alcune aree terrestri e celesti in certi periodi quando L’Universo intero stava prescrivendo la sua ondulazione verso il corso del Sole nello spazio. L’approccio ondulatorio delle varie aree dell’Universo al corso del Sole non implicherebbe  che il Sole fosse infatti in testa. Per la maggioranza delle aree dell’Universo il Sole sarebbe dovunque ma in testa per la maggior parte dell’anno, a prescindere dall’apparente posizione del Sole di fronte.

Il rapporto diretto con il Sole e il rapporto diretto con il corso del Sole, sono condizioni abbastanza differenti. L’ex fornisce benefici diretti perpendicolari al Sole quando è l’ultima distanza lontana da un’area particolare dell’Universo, mentre quest’ultima condizione permetterebbe  solo i benefici del Sole ad ogni angolo. E l’incremento dell’angolo incrementerebbe la distanza del Sole da una particolare area.

Perciò, la lunghezza del giorno ed il cambiamento stagionale delle aree sarebbero influenzati non solo durante le brevi settimane annuali, quando un’area ha una relazione perpendicolare diretta col Sole nel suo corso. Il cambiamento si sentirebbe anche in un periodo in cui il Sole nel suo corso si stesse avvicinando in relazione perpendicolare diretta ad ogni area così come quando il Sole si muove nel suo corso lontano da un’area in particolare.

Al muoversi del Sole nel suo corso si svilupperebbe, per le altre aree terrestri e celesti, lo stesso cambiamento stagionale. Si sperimenterebbe come il Sole si è avvicinato alla relazione perpendicolare con tale area, e il cambiamento sarebbe più marcato quando il Sole avesse raggiunto la relazione perpendicolare diretta. Allora, come il Sole continuasse nel suo corso lontano dalla relazione perpendicolare con l’area particolare, si svilupperebbe un altro cambiamento stagionale per quell’area. Quindi alcune aree terrestri e celesti entrerebbero nella loro stagione estiva mentre altre numerose aree terrestri e celesti entrerebbero nella loro stagione invernale. Alcune aree potrebbero simultaneamente sperimentare il giorno più lungo dell’estate mentre altre aree, ricevendo i benefici del Sole ad un’angolatura dovuta alla posizione più remota del Sole da tali aree, sperimenterebbero il giorno più corto dell’inverno. Risulterebbero perciò variazioni nello stesso tempo di Sole diretto per le diverse aree dell’Universo lungo il corso di inconcepibile estensione del Sole.

Tale sarebbe lo sviluppo fra il Sole e tutte le aree dell’intero Universo, anche mentre ogni area dell’intero apparentemente potrebbe essere munita dello stesso rapporto quotidiano al Sole. Comunque, quella condizione similare svilupperebbe da ogni movimento dell’area dell’Universo verso e lontano dal corso del Sole. Se una particolare area potrebbe sembrare avvicinarsi al Sole, il Sole potrebbe essere al suo punto più remoto del corso rispetto a quell’area. L’apparenza del Sole diretto potrebbe prevalere in tal tempo e luogo, ma i benefici della relazione diretta del Sole sarebbero assenti.

        L’ area terrestre equatoriale e le corrispondenti aree equatoriali celesti, o Zone Torride, risulterebbero dal fatto che tali aree raggiungerebbero il punto più alto nello spazio nell’ondulazione universale del giorno e della notte di tutte le aree. Ma le aree della Zona Torrida non raggiungerebbero mai il punto più basso nello spazio, il più remoto dal corso del Sole, al quale le aree della Zona Temperata sarebbero obbligate a spostarsi. Come le barche ondeggianti dell’illustrazione, le Zone Torride dell’Universo raggiungerebbero solo il punto delle vicinanze alla chiglia. Anche la chiglia per le aree dell’ondulazione della barca significherebbe che esse sono state costrette a raggiungere la superficie dell’acqua. Anche la chiglia per le aree del territorio dell’Universo ondulando giornalmente significherebbe il punto più basso dell’ondulare nello spazio.

La partecipazione quotidiana da parte delle aree della Zona Torrida all’ ondulazione universale in avvicinamento e allontanamento dal corso del Sole, sarebbe sufficiente ad assicurare il cambiamento fra giorno e notte per tali aree. Ma a causa del vantaggio aggiuntivo della loro posizione rispetto all'ondulazione universale, il loro movimento quotidiano, o discesa, lontano dal corso del Sole e verso il punto più basso di mezzanotte nello spazio non é necessario che sia così acuto come quello di altre aree. E la loro velocità in quel tempo e luogo potrebbe essere incrementata in modo tale da allontanarsi dallo spazio basso più velocemente di quanto facciano le aree della Zona Temperata del terrestre e del celeste.

Questa caratteristica fornirebbe un vantaggio di tempo nell’avvicinarsi al loro punto più alto giornaliero verso il corso del Sole. Pertanto, per tutte le zone torride dell’Universo vi saranno notti più brevi e temperature più alte e non ci saranno cambi stagionali definiti nelle Zone Temperate. D’altro canto le Zone Fredde dell’Universo, o aree polari, manterranno una tale posizione lungo l’ondulazione universale per cui dovranno raggiungere i punti più bassi possibili dello spazio. Il movimento ondulatorio di quei segmenti particolari dell’ondulazione universale sono scarsamente percepibili se comparati con il movimento delle altre aree.

Quindi, per metà dell’anno il movimento di ascesa nello spazio verso il punto più alto vicino al corso del sole é irrilevante e risulta trova riscontro nei sei mesi di oscurità, o di parziale oscurità, caratteristici delle Zone Fredde. Durante gli altri sei mesi di luce, o di parziale luminosità, le stesse Aree Fredde, terrestri e celesti manterranno una posizione relativamente stabile rispetto al punto più alto nello spazio dell’ondulazione universale. La posizione delle aree fredde durante quel periodo dell’ondulazione universale fornisce vicinanza al corso del sole concedendo alla luce solare di prevalere.

In ogni caso, durante il periodo di occupazione del punto più alto dello spazio le aree fredde che possiedono la luce del giorno per sei mesi non sperimentano una diretta relazione perpendicolare con il Sole nel suo corso annuale. Nessun’ area dell’Universo può sperimentare quel periodo di diretta relazione con il Sole.

Tuttavia, la vicinanza al corso del sole continuativa durante sei mesi sarebbe sufficiente a fornire la condizione di luce del giorno duratura. Dunque, nonostante le aree fredde dell’Universo abbiano un’ angolazione rispetto al Sole sufficiente l’estate per quantità di luce del giorno superiore a quella di altre aree, sono private della diretta relazione perpendicolare con il Sole durante quel periodo. Quindi, non saranno fornite dalla quantità di calore riversata sulle aree tropicali e temperate durante una parte dello stesso periodo. In altre parole, mentre le aree fredde mantengono il loro punto più alto dell’ondulazione, o vicinanza al corso del Sole, questi non rappresenta il punto più alto nello spazio delle aree temperate o di quelle della Zona Torrida.

Questi consente la ricezione di forza solare sufficiente ad assicurare una luce continuativa, ma l’angolo di quella ricezione impedisce la stessa intensità del calore ricevuta dalle aree temperate e tropicali durante parte dello stesso periodo quando esse si trovavano nel loro punto più alto di ondulazione.

Dovrebbero esserci altre condizioni che influenzano i cambi stagionali durante l’anno per le aree terrestri e celesti che partecipano alla perpetua ondulazione vicino e lontano dal corso del sole nello spazio infinito. Nello stesso modo dovrebbero esistere delle influenze ben definite che giustifichino la mancanza di costanza di dispensazione di energia del Sole che produce luce e calore, o che almeno contribuisce sostanzialmente ad esse nelle determinate aree terrestri e celesti. Potrebbe essere il tempo. A volte stesse aree dell’Universo ondulatorio ricevono meno energia solare di altre volte. Tale condizione si sviluppa dal fatto che, mentre alcune aree raggiungono il loro punto d’estate nel corso del Sole, quando altre aree raggiungono la posizione corrispondente nello spazio, il Sole emetterebbe meno energia di quanta ne avrebbe emessa. Questo fattore diminuirebbe i benefici che tali aree riceverebbero normalmente come risultato della loro diretta relazione con il Sole nel suo corso.

Una condizione simile potrebbe influenzare il periodo invernale di varie aree terrestri e celesti. Queste potrebbero beneficiare di un aumento della dispensazione dell’energia del Sole e avverrebbe una modifica del freddo invernale in quelle aree.

Non c’è nessun requisito per cui la dispensazione di energia solare non varia in quantità e/o qualità. Tuttavia, ogni indicazione sostiene la tesi di un cambio periodico nella dispensazione di energia del Sole. Quindi, il punto delle aree connesse dell’Universo sull’ ondulazione universale e la loro angolazione in relazione con il Sole influenzerebbero le condizioni climatiche, i cambi stagionali e la lunghezza dei giorni. La velocità del movimento nel raggiungere e mantenere le posizioni nello spazio più alte e più basse, le più vicine e le più lontane dal Sole, contribuirebbe nello stesso modo al cambio stagionale e alla lunghezza dei giorni terrestri e celesti e la differenza periodica nella misurazione dell’energia solare dispensata meriterebbe anch'essa considerazione in quanto agente influente.

Un'altra possibile complicazione risulta dal fatto che il Sole, mentre compie il suo giro annuale dell'Universo lungo il suo corso, compie un movimento secondario in allontanamento ed in avvicinamento dall’intero Universo stesso. Ciò si tradurrebbe in un incremento periodico della distanza tra le aree terrestri e celesti ed il corsi del Sole. Quindi alcune aree dell’Universo potrebbero beneficiare del secondo movimento del Sole mentre altre potrebbero perderne i benefici. Dipenderebbe dalla loro posizione rispetto all’intero Universo.

Analogamente, considerando il secondo movimento del Sole, le condizioni determinate dalla differenza di dispensazione di energia del Sole si potrebbero sviluppare nonostante l'energia rimanga costante in ogni momento e per ogni parte dell’intero Universo. Quel secondo movimento sarebbe l’equivalente della modifica periodica e dell’intensificazione della dispensazione di energia.

Inoltre, il Sole potrebbe variare il suo corso in congiunzione con le modificazioni periodiche o con l’intensificazione dell’energia solare dispensata. Non ci sono criteri tra il dominio esteso degli astrofisici e i loro presunti valori matematici per cui questa possibilità possa essere negata. Infiniti teoremi matematici possano regnare supremi sull'Universo dei matematici e possano dettare funzioni su tale Universo. Ma l’Universo delle loro applicazioni è stato dimostrato essere alieno dalla realtà della realistica performance moderna. Gli astrofisici non possiedono formule per l'attività direzionale dei raggi cosmici entro la nostra immediata area della stratosfera dello spazio infinito e dal momento che l'area della stratosfera è solo la distanza di un viaggio di pochi minuti sopra la superficie terrestre, certamente non c'è una reale determinazione dell'energia dispensata dal Sole rispetto alla sua presunta distanza. Infatti, se esistesse un misuratore dell’energia solare dispensata, potrebbero esserci applicazioni solo per il tempo di misurazione della stessa; non si potrebbe misurare l’energia dispensata durante un periodo di dodici mesi e lo strumento di misurazione potrebbe essere applicato solo sull’area immediatamente vicina a dove avviene la misurazione.

Per nessuno scarto immaginativo si potrebbe considerare l'applicazione dello strumento di misurazione a tutte le aree dell'intero Universo.

In vista della teoria degli antichi che affermava il movimento di un illusorio globo terrestre, non esiste nulla di sensazionale nella possibilità qui esposta per cui il Sole compirebbe un secondo movimento. Per sostenere un postulato che isoli la Terra e interrompa l’Universo realistico, si considera essa compia il suo primario movimento giornaliero lungo il suo immaginario asse alla velocità di mille miglia orarie e si accetta che compie il suo secondo movimento nel suo corso annuale verso il Sole alla velocità di seimila miglia orarie.

Osservate il diagramma dell’Universo in Figura.2 (Capitolo Due). Esso è privato delle curve illusorie prodotte dalle lenti e mostra le aree del cielo dall’interno e dall’esterno nella Figura.1. Illustra come il Sole libero può variare dal suo cammino diretto nello spazio durante il corso dell’anno sopra l’intero Universo costruito e che la sua periodica separazione dal corso può concretizzarsi in un numero qualsiasi di miglia dall’Universo creato. Non c’è modo di illustrare dove potrebbe trovarsi il temporaneo percorso del Sole, ma il movimento secondario lontano dall’Universo potrebbe essere disegnato da una linea tra il centro della stratosfera dell’illustrazione verso l’osservatore dell’illustrazione stessa. Non avrebbe senso disegnare una linea dal centro della stratosfera verso un qualsiasi punto dell’Universo nell’illustrazione.

Quindi, con un'applicazione adeguata della Figura.2 all’Universo continuo e fisicamente connesso, nella quale l'inganno globulare della Figura.1 è stato eliminato, una persona è in grado di visualizzare ogni area della superficie dell’Universo ondulatorio vicino e lontano dal corso del Sole nello spazio. Quel corso del Sole potrebbe essere considerato estendersi attraverso il centro dell’illustrazione,dal punto in cui il Sole è mostrato in cima alla ‘’curva‘’ si muoverebbe attraverso l’aria scura della stratosfera. Viaggerebbe l’intera lunghezza e quindi tornerebbe indietro lungo la stessa. Qualunque sia la precisa posizione del Sole, ogni area ondulatoria manterrebbe la sua relazione e la sua continuità fisica con l’intero Universo e con l’ondulazione universale in avvicinamento ed in allontanamento dal corso del Sole. i risultati sarebbero gli stessi se la posizione del Sole fosse nel centro dell’area scura della stratosfera nell’illustrazione, da quel punto completerebbe un giro annuale della circonferenza dell’Universo illustrato. Al di là del preciso corso del sole, l'ondulazione quotidiana di tutte le aree dell'Universo farebbe in modo che ogni area appaia in modo ingannevole circolante attorno al Sole come un’unità isolata dell'intero Universo. Il movimento ondulatorio delle aree dell’Universo causerebbe il persistere dell’illusione di circolare attorno al Sole al di là di quale sia la posizione del Sole nello spazio.

Un parallelismo interessante con questa illusione sperimentata del "circolare intorno al Sole" è riscontrabile in una condizione locale. Una persona può andare sulle montagne russe muovendosi a grande velocità su e giù, o vicino e lontano da un enorme arco di luce in prossimità dell’ondulazione del binario. Ogni rapido avvicinamento alla luce e ogni partenza da essa crea l’illusione del movimento intorno alla luce. Tale esempio è elementare ma fa vacillare il concetto di una velocità nettamente maggiore dell’ondulazione universale vicino e lontano dall’arco di luce del Sole con una grandezza oltre l’immaginabile.

Per concludere questo compendio dell'Universo connesso e continuo e sui suoi movimenti è necessario ricordare che il Sole mostrato nell’illustrazione sarà rosso se osservato contro lo sfondo perpetuamente scuro dello spazio esistente oltre le aree del cielo dell’Universo. Quando una persona osserva il Sole dall’interno dell’oscurità della stratosfera,questi non possiede nessuna delle qualità luminose della luce solare osservabili dalle aree territoriali : il Sole è solo un disco rosso quando viene osservato da oltre il cielo blu. L’illuminazione si sviluppa dalla mescolanza dei raggi cosmici con elementi chimici del cielo che avvolge le aree a terra per tutto l’Universo costruito. Il risultato di tale mescolanza produce la luce del sole ed il calore su tutte le terre sotto il cielo universale.

È questo contatto dei raggi cosmici con gli elementi gassosi del cielo a produrre la luminosità di ogni superficie esterna al cielo osservabile contro la stratosfera oscura. La stessa oscurità della stratosfera prevale sulle aree celesti del cielo come è noto prevalere sopra le aree terrestri del cielo e finché questa oscurità prevale sulle aree del cielo dappertutto, non c’è ragion d’essere dell’astronomia. Solo l’oscurità consente l’individuazione della luce del cielo.

Procediamo ora con dall’illustrazione dell’Universo e dei suoi movimenti all’illustrazione originale del 1928. Nonostante la prima è valida per un’analisi descrittiva, non rappresenta affatto un modello logico. La presentazione dell’illustrazione originale consente l’osservazione di un unico segmento dell’Universo. In ogni caso, può essere utile a dimostrare il valore trascendente nelle aree territoriali scoperte, in opposizione a secole di deduzioni scientifiche atte a negare l’esistenza di altre terre oltre i punti del Polo Nord e Polo Sud.

Per completare l’illustrazione, dobbiamo prima riportare indietro nello spazio entrambi gli angoli superiori del diagramma della posizione del Sole in Figura.2 entrambi gli angoli rimarranno legati all’area intatta della circonferenza del diagramma, ma verranno riportati indietro nello spazio abbastanza da permettere ad entrambi di proiettarsi fuori dalla vista oltre la posizione del Sole. Ciò che riporta alla memoria l’area della circonferenza del diagramma si estenderà poi nello spazio come una fascia dell’Universo dell’orizzonte. Il Sole sarà quindi situato sull’orizzonte dell’Universo, ed il corso del Sole nello spazio sarà sopra l’Universo.

Ora, nelle due barre orizzontali, o piani, l’Universo comincerà una serie di archi sul punto del Sole che continuano lungo l’intera lunghezza dell’area dell’Universo illustrata che può contenere la pagina. Il resto dell’Universo oltre i bordi della pagina ritrarrà lo stesso schema ma l’area non può essere visualizzata. La serie di archi su e giù, vicino e lontano dal corso del Sole sopra l’Universo descrive un’ondulazione delle aree dello stesso.

Ogni area dell’Universo mostrato nello schema a fascia potrebbe direttamente essere cilindrica. Questa forma non interferisce in nessun modo con la Continuità Fisica dell’intero. Inoltre, gli sviluppi in un mondo di realtà sarebbero gli stessi se l’Universo illustrato si estendesse oltre il Sole e se il corse di quest’ultimo avvenisse al di sopra dell’intero Universo ondulatorio oppure se il Sole si muovesse insieme all’area non visibile dell’Universo compresa nell’angolo in alto a destra del diagramma. Il Sole si troverebbe poi in cima all’ondulazione dell’universo attuerebbe come un capo o come una guida per l'intera struttura dell’Universo.

Poi il Sole non prescriverebbe il suo percorso annuale attraverso la struttura dell’Universo come descritto nell’illustrazione del diagramma; il suo percorso sarebbe il corso della forza che dispensa e quello della forza magnetica che trasmetterebbe lungo l’intera struttura dell’Universo. Inoltre, ogni area del cielo dell’Universo assorbirebbe qualunque porzione di quella di quella forza magnetica perpetuamente dispensata di cui ha bisogno. Come spiegato precedentemente, alcune aree ne assorbirebbero meno poiché le loro condizioni ne richiedono meno. Altre aree ne assorbirebbero di più poiché la loro condizione ne richiede una quantità maggiore.

Quindi l’inconcepibile lunghezza dell’intero Universo è avvolta da un’oscurità perpetua oltre o al di sopra del cielo esterno continuo e luminoso che si estende con la struttura terrestre dell’Universo. Lungo il percorso infinito dello stesso, una forza magnetica insita alla struttura serve a mantenerla sul piano di costruzione originale, o livello, nello spazio infinito. Questa realistica forza magnetica, che generò la struttura terrestre, potrebbe essere paragonata nella sua funzione eterna al corpo umano che attua lo spirito. Essa riceve costante rifornimento dall’energia dispensata dal Sole che viene prima ricevuta nel cielo sopra tutte le aree dell’Universo.

Tale forza magnetica dispensata dal sole serve ad uno scopo ben definito nelle aree del cielo esterne dove viene ricevuta. Dal cielo essa penetra nelle profondità delle aree terrestri e celesti. Tuttavia, di nuovo come lo spirito umano, la sua funzione non viene mai completata. Se l’Universo compie qualsiasi movimento, è quella forza magnetica insita ad attuarlo e se il movimento è l’ondulazione, è lo spirito magnetico di tutte le aree dell’universo ad attuarla. La forza magnetica dell’Universo supera ogni teoria e astrusa matematica. La sua applicazione più impressionante applicazione serve a mantenere viva in ogni modo realistico il talento creativo naturale o, se uno preferisce la scintilla della Divinità. Quindi, la forma di una pietra sulla costa, quella di una perla nella conchiglia di un’ostrica e la perfezione di un diamante, di un rubino, di uno smeraldo o lo sviluppo di una singola goccia d’olio combustibile nelle viscere della Terra non sono altro che le espressioni dell’ingegno creativo della forza magnetica come anche il blu insito del cielo e la luminosità esterna adesso. Il sollevarsi di una montagna in un determinato momento e luogo o la sparizione di un’isola in un altro momento e luogo attestano l’influenza magnetica universale procedente dal cratere del Sole. Se tutta la filosofia conosciuta fosse stata resa eternamente muta dal suo principio, la magnifica verità della realtà creativa sarebbe stata di per sé evidente come risultato dell’incessante funzione della forza magnetica attraverso l’Universo.

Tutto ciò che è stato descritto rispetto alla funzione magnetica dell’Universo illustrata dal diagramma ha la medesima applicazione all’universo ora descritto esteso come un piano infinito attraverso uno spazio infinito. L’ondulazione delle aree della circonferenza del diagramma vicino e lontano dal Sole centrale sarebbero l’equivalente di un’ondulazione da parte delle aree del piano orizzontale dell’Universo in avvicinamento ed in allontanamento dal corso del Sole al di sopra dell’Universo stesso e del suo movimento. Il piano orizzontale di quest’ultimo è paragonabile allo schema a fascia che si estende sull’orizzonte e che si muove in modo ondulatorio nello spazio. Le condizioni di sviluppo per entrambi i modelli di universo, quello discoidale e quello ondulatorio sul piano orizzontale verso un centro del Sole e verso un corso del Sole potrebbero essere applicate ad un terzo schema dove l’ondulazione sembrerebbe solo avvicinarsi e allontanarsi da un Sole leader sullo stesso livello della struttura universale.

Il piano orizzontale, come le pianure ed i deserti della realtà della Terra, possiede una lunghezza ed un’ampiezza, ma siccome la lunghezza è infinita, i suoi limiti trascendono la capacità concettuale. Quindi essi non possono essere sottoposti alla vista fisica. In ogni caso,l'ampiezza di ogni area dell’Universo potrebbe essere stabilita nel modo in cui la stessa ampiezza dell’area terrestre dello stesso viene acquisita. Tuttavia, l’ampiezza non può essere stabilita finché non ci troviamo in quella specifica area fisica; questa considerazione dovrebbe potersi applicare al di là della forma dell’intero Universo realistico.

C’è molto di più da dire rispetto alle aree sconosciute dell’Universo. Ciò potrebbe fornire la risposta sui confini dell’intero mondo ma è molto dubbio che la risposta possa essere contemplata.

È assurdo cercare di calcolare le aree celesti sconosciute applicando strumenti di misurazione astronomici. Comunque e senza ringraziare l’astronomia ogni area sconosciuta dell’universo celeste sopra di noi è accuratamente mappata in ampiezza come ogni area conosciuta terrestre. Così, la risposta a quali siano i veri contorni dell’Universo, precedentemente indicati nell’illustrazione del diagramma, viene di nuovo espressa dall’asserzione per cui lo schema dell’ampiezza celeste è mostrata dalle determinazioni dell’ampiezza terrestre. Tornando alla descrizione dell’illustrazione dovrebbe venire alla mente che nulla è stato detto rispetto al vedere l’ampiezza delle aree celesti sconosciute dell’intero Universo. Non vedremo mai tale ampiezza finché non raggiungeremo quelle specifiche aree celesti ma potremmo conoscerle attraverso uno schema a cui abbiamo accesso.

Nel caso di uno schema illustrato dell’Universo ogni angolo di esso ha preso parte nell’ondulazione vicino e lontano al corso del Sole nello spazio o vicino e lontano dal centro dell’oscura area della stratosfera nell’illustrazione. Ogni area corrispondente del piano orizzontale dell’Universo descriverebbe lo stesso movimento verso l’alto e verso il basso o vicino e lontano dal corso del Sole il quale starebbe al di sopra della struttura del primo indicato. Si dovrebbe poter osservare che in entrambi i casi la relazione del Sole con tutte le aree dell’Universo rimane la stessa. Né visualizzando lo schema discoidale né l’arrangiamento sul piano orizzontale il corso del Sole nello spazio in relazione all’universo che serve subisce alterazioni.

Facciamo il punto della situazione. Nello schema discoidale dell’Universo il corso del Sole si svilupperebbe dalla sua posizione raffigurata attraverso il centro dell’area oscura della stratosfera. Quando lo schema disco si chiude e la circonferenza si riporta su una linea orizzontale che si estende oltre i limiti della pagina che contiene l’illustrazione il corso del Sole diventa un percorso sopra il piano orizzontale dell’Universo. Non importa quali parole vengano utilizzate per spiegare la situazione, il fatto innegabile rimane che il corso del Sole nello spazio resta immutato. In entrambi i casi il Sole si trova al di sopra della struttura dell’Universo. Abbiamo cambiato i contorni dell’Universo, ma non abbiamo cambiato nulla al Sole e al suo percorso.

Nonostante i contorni dell’Universo possono essere conosciuti, devono comunque rimanere oltre la visuale umana. Il modello realistico del Creato non potrebbe neppure essere osservato da un osservatore oltre l’Universo ovunque egli possa essere. Noi che abitiamo l’area terrestre e che godiamo del privilegio di poter teorizzare e congetturare sui limiti del mondo nello spazio, siamo, dopotutto, parti dello stesso. I modelli che abbiamo applicato al mondo sono essenzialmente soluzioni temporanee per spiegare condizioni ed eventi sia concreti che apparenti e quelli stessi modelli imposti dal nostro teorizzare e congetturare devono essere lontanissimi dalla realtà concreta.

In entrambe le illustrazioni dei e del movimento dell’Universo, ogni area territoriale e celeste ondeggia dall’area assegnatagli nello spazio in cui è stata creata. Perciò, tutte sono ascese verso il corso del Sole, poi, raggiunto il picco dell’espansione giornaliera di quell’area, sarebbero tornate attraverso una contrazione alla loro posizione originale. In questo modo si sono sviluppate le condizioni fisiche sperimentabili, in particolare i giorni lunghi, quelli brevi, e le stagioni, come anche le manifestazioni di giorno e notte. Tali condizioni sperimentabili a livello terrestre devono potersi sperimentare anche a livello celeste.

In questo modo, una spiegazione ragionevole delle condizioni sperimentabili non richiede una differenziazione di un’area dell’Universo rispetto alle sue aree circostanti. Non è necessario accettare l’illusione che ogni area dell’Universo è un’area globulare né che ogni area celeste e terrestre si pensi essere isolata nello spazio e sfrecci veloce in un’orbita matematica a varie fantastiche velocità in un percorso annuale in avvicinamento ed allontanamento dal Sole.

Alla luce della moderne scoperte il concetto di aree dell’universo globulari e isolate viene screditato e le stesse scoperte precludono ogni possibilità a che quelle aree stiano circolando o muovendosi in orbite ellittiche nello spazio. Quindi, il movimento ondulatorio dell’Universo inteso come un intero interconnesso rappresenta un’espressione decisamente più ragionevole del genio creativo e ben si adatta al modello delle scoperte moderne.

Se noi, in quanto insetti del reale Creato, chiediamo che esso si muova, lasciateci immaginare un movimento ragionevole che consenta l'opportunità di visitare altre aree dell'Universo, dopo aver congetturato tanto su come raggiungerle per secoli.

Come descritto precedentemente non esiste una singola manifestazione di energia creativa in atto dove "circolare o muoversi in orbita ellittica" avvenga realmente. tuttavia ci sono esempi innumerevoli in cui questo "circolare" sembri avvenire come risultato dell'applicazione di lenti e del loro inganno conseguente. Tale considerazione non deve essere confusa con la meccanica dell’uomo in cui una profusione di ruote e globi compie la sua definita funzione di circolare o girare. Non c'è errore nel loro movimento, non sarebbe possibile per essi muoversi diversamente poiché sono molto lontani dalla meccanica celeste. La meccanica rotatoria creata dall’uomo, espressione dell’abilità meccanica dello stesso, conferma tutto ciò che è stato relazionato con l'origine delle illusioni globulari umane rispetto al celeste, poiché era la struttura circolare delle lenti umane che ispirò la costruzione da parte dell’uomo di strumenti circolari corrispondenti. Tuttavia gli strumenti erano stati costruiti dall’uomo per richiedere un movimento circolare e nessun altro tipo di movimento, e fu la forma strutturale dell’occhio umano ad esigere che l'uomo vedesse ogni area dell'Universo come globulare e quindi isolata. Di conseguenza, l’intero Universo deve apparire come costituito da milioni di aree isolate.

La recente scoperta conferma che l'area terrestre dell'Universo non esclude il problema delle lenti. Anch'essa appare come molte migliaia di "corpi" globulari isolati alla deriva nello spazio. Dio non l'ha ideato in questo modo. L'uomo è stato incapace di idearlo in qualsiasi modo, ma le lenti l‘hanno plasmato ad immagine e somiglianza delle stesse.

Le concrete espressioni creative di energia sono conformi ad un movimento ondulatorio e curvo e una serie di onde rappresenterebbe un’ondulazione ma, sfortunatamente per il progresso umano, il movimento ondulatorio rappresenta l'illusione di muoversi in orbita circolare quando viene osservato da una distanza sufficiente e sotto determinate condizioni.

Esistono onde di luce, di calore, di suono, di colore, cardiache, cerebrali e di altri tipi. Ognuna di esse è una concreta manifestazione che può essere registrata. Alcune possono essere osservate, altre possono solo essere rilevate attraverso strumenti estremamente sensibili. Verso la fine, esse sono spiriti di onde che solo a volte possono essere percepibili. Esse possono essere valutate e codificate e possono, nelle condizioni adeguate essere osservate in transito.

Tutto ciò è in legato all'energia pura e alle sue espressioni concrete nel mondo della realtà e se qualcuno avesse menzionato l'arcobaleno come espressione delle onde di colore questi avrebbe dovuto essere eliminato nello stesso tempo dalla categoria dell'energia pura. La formazione dell'arcobaleno è creata appositamente dalle lenti per le lenti attraverso cui viene osservato. L'arcobaleno o ogni tangente dello stesso ritrova un parallelismo con le cosiddette "curvature della Terra" e, come descrive questo lavoro, le curvature della Terra esistono esclusivamente per le lenti poiché sono proprio queste ultime a creare la curvatura a propria immagine e somiglianza.

L'inclusione delle onde spirito in rapporto alle manifestazioni di energia sembra necessitare alcune spiegazioni. Esiste un'eterna differenza nel significato della parola "vedere" in quanto si relaziona ad una forma di autoipnosi e al rilevamento visivo di uno spirito in transito nel momento in cui si separa dal corpo umano.

L'auto-ipnosi rappresenta l'abituale "vedere" degli spiriti; è una proiezione mentale piuttosto che un rilevamento visivo. La parola "transito" dovrebbe essere applicata esclusivamente per quanto riguarda il breve intervallo in cui lo spirito umano si separa dal corpo, quel momento precede la cessazione di tutte le funzioni corporali che costituiscono la vita come noi la conosciamo. Infatti, è proprio la separazione dello spirito dal corpo che produce la cessazione delle funzioni vitali.

C'è un detto che descrive in modo appropriato lo sviluppo del termine "morte": "Egli rinuncia al fantasma". Nel "rinunciare al fantasma" si esprime figurativamente lo spirito che si separa dal corpo; nella frase "fantasma" è sinonimo di "spirito".

In ogni caso, quando una persona cerca di rievocare a parole lo spirito che ha "visto" qui, là, o in ogni luogo e sotto qualsiasi forma, la ragionevole conclusione deve essere che tale "vedere" è una conscia o inconscia proiezione di un'immagine mentale conservata del corpo di una persona morta. Tale immagine sarebbe quella del corpo quando ancora era in vita, non di quella dello spirito che viveva all'interno di quel corpo prima che il corpo stesso morisse e che lo spirito si separasse da esso. L'immagine potrebbe essere quella di una madre, un padre, una sorella, un fratello, una moglie, una persona amata o chiunque conosciuto prima che morisse. Questi cosiddetti spiriti vengono ‘’visti’’, in un modo simile al "vedere" dell'astronomo, corpi arrotondati che percorrono orbite circolari o ellittiche nello spazio. Gli stessi con corpi forniti da una mente viva, sono spesso visti in condizioni di stress emotivo.

La loro presenza è ordinata e gestita esclusivamente dalla mente di una persona in vita, che è in grado di proiettare il corpo-spirito che quasi mai è un vero spirito. Poiché è una mente mortale che orchestra il ‘’vedere‘’ ciò che viene osservato deve essere un duplicato dell’immagine del corpo che la mente conserva di una concreta persona il cui spirito si è separato dal corpo.

Lo spirito di quel corpo precedentemente vivo e conosciuto è senza dubbio residente di quel dominio sconosciuto spirituale e, proprio perché spirito, è privo di caratteristiche fisiche che identifichino il corpo in cui ha concretamente dimorato. Lo spirito non può essere spirito e mantenere caratteristiche mortali e nemmeno può possedere una mente mortale che è stata sviluppata per servire le necessità del corpo. La mente rimane con il corpo. Essa, con il corpo è stata amministrata dallo spirito che ha stimolato la cellula a costruire il corpo.

Quindi, non abbiamo bisogno di discutere riguardo ai numerosi spiriti ‘’osservati‘’ interamente ricoperti dalle vesti del corpo dove lo spirito separatosi era contenuto. Ciò non nega l’evidenza di una sintonia spirituale con uno spirito separatosi dal corpo. Questa è una questione totalmente diversa. In tali condizioni lo spirito di un corpo vivo è realmente in sintonia con lo spirito che lo ha abbandonato. Inoltre, il corpo vivo percepisce fortemente la presenza dello spirito che si è separato e, siccome il cervello di una persona viva riceve le vibrazioni trasmesse dallo spirito, la mente è stimolata a proiettare il corpo, le caratteristiche e le vesti di quello che lo spirito separatosi rappresentava. Poi, molto più rapidamente di come funzionerebbe l'FBI la mente di una persona viva mostra tutto ciò che la stessa conosceva un tempo riguardo alla concreta persona che le vibrazioni dello spirito rappresentano.

Così, nonostante lo spirito separatosi sia in realtà fortemente percepito attraverso lo spirito contenuto in un corpo vivo, è la mente del corpo vivo che automaticamente rievoca dal deposito mentale delle fotografie il ritratto del corpo concreto che contenne lo spirito manifestato. Questo è l’unica immagine che la mente viva conserva. Non può contenere la figura di qualcosa di diverso dal corpo che un tempo ha conosciuto come tale. Essa non possiede nessuna immagine di tale corpo come uno spirito.

Quindi, l'entità fisica viva, voi ed io e un centinaio di bilioni di altri potrebbe ragionevolmente percepire la presenza dello spirito senza necessariamente poterlo vedere. Tuttavia, come può uno sperare di vedere uno spirito in forma corporea, in particolar modo se quel corpo era avviluppato nelle vesti di un'esistenza mortale e aspettarsi che questo possa essere lo spirito? Questo modo di "vedere" uno spirito esprime una forma di autoipnosi, piuttosto che un vedere positivo del lampo luminoso dello spirito che si separa dal corpo che precede la morte dello stesso, esso rappresenta una funzione visiva come quella di osservare il Sole, la luce, l'oscurità e un milione di oggetti e condizioni in un mondo di realtà.

Lo spirito è reale quanto il corpo. Senza di esso non potrebbe esistere il corpo. Può essere osservato, come spirito, nella sua separazione dal corpo. È stato pesato mentre si separava dal corpo ma non è mai stato visto come un corpo fisico e neppure lo spirito è stato osservato con caratteristiche particolari o vesti; solo il corpo fisico le necessita.

Per progredire verso ciò che si considera un regno più fisico di energia, dove questi si manifesta in terra e massa d'acqua, si sperimenta il moto regolare delle onde, degli oceani, dei fiumi e dei laghi e si sperimenta anche l'espressione irregolare dell'ondulazione delle maree. Gli smottamenti sperimentabili sulla Terra sono espressioni di onde di energia sotterranea. Essi raggiungono il loro picco di espressione in violenti terremoti ondulatori ed eruzioni vulcaniche.

Sulla superficie della Terra che gas e nuvole di fumo si levano a ondate e rotolano ma non si muovono in cerchio. In ogni caso, questo levarsi a ondate e rotolare può apparire ingannevolmente come un moto circolare.

La luce curva si incatena e si muove a zig zag nel suo corso ma non va mai in cerchio e tutte le espressioni attraverso cui l'uomo sfrutta ed utilizza l'elettricità provano che il moto della stessa si oppone al quello circolare dove la corrente elettrica è osservabile come luce, questa vibra in un verso e nell’altro in modo ondulatorio lungo il filamento che la trasporta e il suo moto è tutto tranne che circolare, nonostante la corrente viene imprigionata all'interno di un’area globulare quale una lampadina.

Ovunque si prescriva un vero moto circolare o ellittico, questi è dovuto ed è attribuito alla meccanica costruita dall'uomo e, al contrario, dove la meccanica non è umana, come nell’Universo, il concetto umano impone un falso schema globulare contro una realtà creativa non globulare. Non esiste dibattito rispetto al fatto che globi, sfere ed oggetti globulari e sferici esistano per milioni di persone ma essi esistono esclusivamente sulla superficie della Terra dove l’uomo li ha creati e esistono numerosi prodotti costruiti dall’uomo che si muovono di moto circolare. Allo stesso modo esistono molti oggetti costruiti dall’uomo che, quando sono predisposti nel modo adeguato e gli viene applicata la giusta velocità, essi appaiono ingannevolmente come aree globulari in risultato al moto circolare che essi prescrivono. Poi, quando il moto si interrompe, si scopre che quelle aree non sono né circolari né globulari.

È disponibile un’ampia conoscenza sull’imprevedibilità delle lenti e sulle illusioni generate dal moto direttamente sulla superficie della Terra. Quindi, è davvero singolare che l’uomo moderno persista nel sostenere con la realtà le irrealistiche aree celesti globulari e, nel garantire che quelle aree sono globulari, l’uomo deve anche sostenere che esse sono isolate. Inoltre, con la falsa globularità e l’isolamento a controllo della mente, il movimento registrato a livello celeste deve essere circolare o ellittico.

Ancora più straordinario è lo sviluppo che l’uomo, dopo secoli di congetture riguardanti il percorso verso Marte e verso tutte le aree dell’Universo, tema di seguire quel corso ora così chiaramente definito. Nell'iniziale scoperta di un percorso terrestre nel celeste, l'esistenza di una terra oltre il Polo Sud venne stabilita il 12 Dicembre 1928. Tuttavia, quel percorso non venne intrapreso. Nel Febbraio 1947 il sentiero nord nell'area cosiddetta "paradisi di sopra" venne scoperto oltre il Polo Nord ed una scarsa lunghezza di quell’estensione inestimabile venne penetrata dalla task-force navale degli Stati Uniti sotto il comando del Retroammiraglio Richard Evelyne Bird. In ogni caso, le teorie obsolete e le idee errate che le prime avevano incoraggiato impedirono per ventotto anni la penetrazione del percorso sud. Nessun reale progresso avvenne prima del 13 gennaio 1956 quando un'unità aerea della forza navale degli U.S.A. riuscì a compiere un volo di 2,300 miglia oltre il punto teorico del Polo Sud. Tale estensione tuttavia, è priva di significato dal momento che è noto che il viaggio avrebbe potuto continuare ben oltre per centinaia di migliaia di miglia.

Sono trascorsi circa dieci anni senza che nessuno scopo esplorativo nella zona settentrionale oltre il Polo Nord venisse apparentemente concretizzato. Ovviamente, è possibile che una penetrazione sia avvenuta oltre le 1,700 miglia raggiunte nel febbraio 1947 ma il successo di tale operazione è stato mantenuto segreto.

Potrebbe essere che l'umana reticenza a continuare il percorso entro le zone nord e sud che conducono alle aree celesti sia dovuta alla fissazione sulla elaboratissima congettura dello "sparare in alto con un razzo"? Nei tempi che furono di cinquant'anni fa, quest'uomo, allora bambino, chiese molto seriamente quanto lontano fosse il cielo. Allora venivano rispettati il pensiero comune e le disquisizioni sullo "sparare in alto" dentro un razzo per raggiungere Marte o qualsiasi altra area dell’Universo sopra di noi. Sarebbe sembrato che finalmente potesse essere contemplata una procedura più ragionevole e proficua, in particolar modo dopo la moderna scoperta di un percorso diretto via terra che conduce oltre il Polo Sud e il Polo Nord. Procedere diritti oltre i Poli non richiederà mai di “sparare un razzo verso l’alto o verso fuori” dal livello terrestre in direzione delle aree celesti.

In vista dell'attuale tendenza verso l'annientamento dell'uomo terrestre e della sua civiltà, ci si palesa uno spiacevole pensiero: Che peccato sarebbe se l'uomo distruggesse il suo regno sulla Terra prima di aver realizzato un'adeguata preparazione al santuario dei vicini territori celesti. Nella sgradevole persistenza di tale pensiero, ci sovviene il nome di un famoso predecessore che dimorò in Francia. Egli era noto come Giulio Verne e predisse che la Terra sarebbe stata distrutta dagli armamenti bellici che sarebbero esplosi come caldaie. Egli osservò anche che gli Americani erano degli eccellenti costruttori di caldaie. Noi siamo eccellenti costruttori di caldaie e gli strumenti di distruzione corrispondenti ad una caldaia sono le temibili bombe atomiche all’idrogeno e al cobalto. Può essere possibile che, proprio quando l'uomo di questa civiltà terrestre si trova in piedi di fronte alla soglia delle aree celesti, e mentre il Sogno dei Sogni di tutti i secoli sta per realizzarsi, una distruzione su larga scala cancelli il raggiungimento dello stesso?
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